Progetto DADA

Avviato dallo scorso settembre nell’istituto, il Progetto DADA è una sostanziale innovazione pedagogico–didattica e organizzativa, che si pone l’obiettivo di coniugare l’alta qualità dell’insegnamento liceale italiano con la funzionalità organizzativa di matrice anglosassone. La scuola funziona per “aula–ambiente di apprendimento”, assegnata a uno o due docenti della medesima disciplina, con i ragazzi che si spostano durante i cambi d’ora.

Che cos’è

Avviato dallo scorso settembre nei Licei Scientifici Statali “A. Labriola” e “J. F. Kennedy” di Roma, il progetto DADA è una sostanziale innovazione pedagogico–didattica e organizzativa, che si pone l’obiettivo di coniugare l’alta qualità dell’insegnamento liceale italiano con la funzionalità organizzativa di matrice anglosassone. Gli istituti funzionano per “aula–ambiente di apprendimento”, assegnata a uno o due docenti della medesima disciplina, con i ragazzi che si spostano durante i cambi d’ora.

Perché DADA

Il progetto DADA, al di là della facies che sembra ispirarsi a modelli nordeuropei, rivendica invece una matrice originale e italiana, per i presupposti scientifico-pedagogici da cui parte. Nasce infatti dall’esigenza di valorizzare l’eccellenza del nostro sistema educativo e, allo stesso tempo, da una tensione verso il superamento di modelli formativi di carattere trasmissivo, sostanzialmente passivi, che mostrano la loro inadeguatezza di fronte alle sfide attuali. La creazione di ambienti di apprendimento funzionali a processi di insegnamento-apprendimento attivo, favorisce la diffusione, nella didattica quotidiana, di approcci operativi che tengono conto della “piramide dell’apprendimento”, in cui una maggiore disponibilità a far “fare”, garantisce una migliore sedimentazione delle conoscenze oltre che l’acquisizione di abilità e competenze. Gli studenti, responsabili (proprio perché responsabilizzati di fatto), si trovano nelle condizioni di divenire sempre più i soggetti attivi, i protagonisti, nella costruzione dei loro saperi e della loro formazione. L’approccio “dinamico e fluido” del DADA considera gli spostamenti degli studenti uno stimolo “energizzante” la capacità di concentrazione, come testimoniato da accreditati studi neuro scientifici, che ci indicano come il modo migliore per attivare la mente (le sue cognizioni e le sue emozioni) sia muovere (un po’) il corpo. La stessa Commissione europea, con l’introduzione del concetto di competenze chiave, richiama una dimensione attiva dell’apprendimento: una scuola che si basi sulla promozione delle competenze deve emanciparsi da modelli di setting standardizzati, preferendo il modello di “laboratorio polifunzionale” dove gli studenti siano proattivi e collaborino, lavorando anche in gruppi.

I Partner

Come

Particolare attenzione è stata posta all’aspetto visivo ed emozionale: i piani o i singoli dipartimenti disciplinari sono stati identificati con un colore e con un elemento iconografico caratterizzante. I laboratori scientifici ed informatici sono stati integrati nell’orario scolastico in modo da essere, di fatto, parte integrante delle attività curricolari, e le aule sono state corredate da tecnologie 2.0, dotazioni informatiche, multimodali ed arredi modulari per la creazione di un ambiente di apprendimento funzionale a favorire didattiche basate sulla logica costruttivistica, collaborativa ed inclusiva. Gli arredi delle aule, in prospettiva sempre più flessibili e versatili, si prestano a rapide trasformazioni, per adattarsi alla lezione che viene proposta di volta in volta; l’aula viene personalizzata dai docenti e resa da loro stessi confortevole ed ospitale.

Chi

Presupposto indispensabile alla attivazione del DADA è la condivisione forte, nelle comunità educative dei due istituti, di intenti e prospettive, così da raccogliere con entusiasmo le rinnovate sfide. Genitori, studenti, docenti e personale ATA, pur fra alcune inevitabili ritrosie al cambiamento, vengono coinvolti in un processo adattivo e innovativo, sperimentandone ogni giorno i vantaggi e proponendo, tramite continui monitoraggi, miglioramenti in itinere.

E dunque…

Quanto realizzato non ha determinato costi aggiuntivi per l’Amministrazione ma solo un accorto investimento del contributo volontario delle famiglie ed è stato possibile solo grazie all’impegno e all’entusiasmo dell’intera comunità scolastica che ne ha saputo cogliere in prospettiva i benefici e le potenzialità. La sfida è consistita, non solo nella ideazione e nell’approfondito studio di fattibilità, ma soprattutto nella sua concreta realizzazione operativa, perseguita rimanendo invariati i fattori che determinano il sistema scolastico italiano. Questi (CCNL, esiguità delle risorse, caratteristiche edilizie e logistiche degli edifici, complessità nella gestione degli orari, ecc…) più che limiti divengono sfide del problem posing e del problem solving, dati di fatto nei quali rintracciare i punti di forza su cui far leva. Il monitoraggio interno e gli studi che verranno condotti da due eminenti Università, consentiranno al progetto DADA di porsi come uno dei modelli paradigmatici di innovatività didattico-organizzativa e metodologica disseminabile, trasferibile con gli opportuni adattamenti in altri contesti e una prassi di eccellenza della scuola italiana. E’ importante dire che per divenire un vero modello teso al successo formativo degli studenti non basta parlare solo di spazio, ma di tanti i fattori messi insieme: lo spazio, il lavoro in gruppo tra insegnanti, le nuove pedagogie per l’apprendimento degli studenti e così via. Il progetto DADA prevede la sperimentazione di modelli innovativi di didattica e di organizzazione, momenti di ricerca e di formazione, occasioni di scambio e di confronto: se l’architettura che auspichiamo è fatta di spazi ampi, compositi, flessibili, ricchi di risorse tecnologiche e non solo, colorati, ricomponibili, modulari, policentrici, la didattica sempre di più dovrà disancorarsi dalla sola lezione frontale per lasciare spazio anche ai “processi collaborativi, di brain storming, ricerca, peer teaching, rielaborazione, presentazione. Insomma aule laboratorio, aule di proprietà del gruppo, a responsabilità di gruppo, in cui davvero il ruolo del docente assume il carattere di regista e facilitatore dell’apprendimento. Le strategie didattiche per questi nuovi ambienti richiedono notevoli competenze, profondi ripensamenti della professionalità docente, tempo per la preparazione di nuove risorse, ma godono anche del vantaggio dato dalla collaborazione attiva offerta dai discenti come creatori essi stessi di materiali di apprendimento aperti e riutilizzabili. Largo spazio alle simulazioni, agli esperimenti hands-on, al gioco didattico, perché nell’apprendimento attivo è importante imparare dall’errore, essere liberi di sbagliare senza sentirsi giudicati, aver modo di argomentare il proprio ragionamento, di correggerlo strada facendo, di presentarlo agli altri” (da “Quando lo spazio insegna. Aula 3.0, una possibile risposta alla scuola del futuro”, www.tuttoscuola.com/scuoladigitale/)